Etichettatura dei prodotti

NORME RELATIVE ALL`ETICHETTATURA

Decreto legislativo 23 giugno 2003, n. 181 (in Gazz. Uff. n. 167 del 21 luglio 2003)
Attuazione della direttiva 2000/13/CE concernente l`etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità.


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l'articolo 27 della legge 1° marzo 2002, n. 39, recante
delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2000/13/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa al
ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti
l'etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonche'
la relativa pubblicita';
Vista la direttiva 2001/101/CE della Commissione, del 26 novembre
2001, con la quale viene modificata la direttiva 2000/13/CE, per
quanto riguarda la definizione di carne;
Vista la direttiva 2002/67/CE della Commissione, del 18 luglio
2002, relativa all'etichettatura dei generi alimentari contenenti
chinino e dei prodotti alimentari contenenti caffeina;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 29 novembre 2002;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 29 maggio 2003;
Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie, del
Ministro delle attivita' produttive e del Ministro delle politiche
agricole e forestali, di concerto con i Ministri della salute, degli
affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle finanze e per
gli affari regionali;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1.
Campo di applicazione
1. L'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 27 gennaio 1992,
n. 109, e' sostituito dal seguente:
«1. L'etichettatura dei prodotti alimentari, destinati alla vendita
al consumatore nell'ambito del mercato nazionale, salvo quanto
previsto dall'articolo 17, nonche' la loro presentazione e la
relativa pubblicita' sono disciplinate dal presente decreto.».


Avvertenza:
- Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
ai sensi dell'art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e' operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita'
europee (GUCE).
Note alle premesse:
- L'art. 76 della Costituzione stabilisce che
l'esercizio della funzione legislativa non puo' essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
- L'art. 87 della Costituzione conferisce, tra l'altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
- La legge 1° marzo 2002, n. 39, reca: «Disposizioni
per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza
dell'Italia alle Comunita' europee. Legge comunitaria
2001». L'art. 27, cosi' recita:
«Art. 27 (Attuazione della direttiva 2000/13/CE,
relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati
membri concernenti l'etichettatura e la presentazione dei
prodotti alimentari, nonche' la relativa pubblicita). - 1.
L'attuazione della direttiva 2000/13/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa al
ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri
concernenti l'etichettatura e la presentazione dei prodotti
alimentari, nonche' la relativa pubblicita', sara'
informata al principio e criterio direttivo della
introduzione, accanto al sistema di etichettatura
obbligatorio, di un sistema di etichettatura volontario
aggiuntivo, certificato da organismi di controllo
riconosciuti dalla Comunita' europea, che consenta di
evidenziare le caratteristiche qualitative e di tipicita'
del prodotto commercializzato.».
- La direttiva 2000/13/CE e' pubblicata in GUCE L. n.
109 del 6 maggio 2000.
- La direttiva 2001/101/CE e' pubblicata in GUCE L. n.
310 del 28 novembre 2001.
- La direttiva 2002/67/CE e' pubblicata in GUCE L. n.
191 del 19 luglio 2002.
Nota all'art. 1:
- Il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, reca:
«Attuazione delle direttive 89/395/CEE e 89/396/CEE
concernenti l'etichettatura, la presentazione e la
pubblicita' dei prodotti alimentari.» Il testo dell'art. 1,
cosi' come modificato dal decreto decreto qui pubblicato,
cosi' recita:
«Art. 1 (Campo di applicazione). - 1. L'etichettatura
dei prodotti a alimentari, destinati alla vendita al
consumatore nell'ambito del mercato nazionale, salvo quanto
previsto al successivo art. 17, nonche' la loro
presentazione e la relativa pubblicita' sono disciplinate
dal presente decreto.
2. Si intende per:
a) etichettatura l'insieme delle menzioni, delle
indicazioni, dei marchi di fabbrica o di commercio, delle
immagini o dei simboli che si riferiscono al prodotto
alimentare e che figurano direttamente sull'imballaggio o
su un'etichetta appostavi o sul dispositivo di chiusura o
su cartelli, anelli o fascette legati al prodotto medesimo,
o, in mancanza, in conformita' a quanto stabilito negli
articoli 14, 16 e 17, sui documenti di accompagnamento del
prodotto alimentare;
b) prodotto alimentare preconfezionato l'unita' di
vendita destinata ad essere presentata come tale al
consumatore ed alle collettivita', costituita da un
prodotto alimentare e dall'imballaggio in cui e' stato
immesso prima di essere posto in vendita, avvolta
interamente o in parte da tale imballaggio ma comunque in
modo che il contenuto non possa essere modificato senza che
la confezione sia aperta o alterata;
c) presentazione dei prodotti alimentari:
1) la forma o l'aspetto conferito ai prodotti
alimentari o alla loro confezione;
2) il materiale utilizzato per il loro
confezionamento;
3) il modo in cui sono disposti sui banchi di
vendita;
4) l'ambiente nel quale sono esposti;
d) prodotto alimentare preincartato l'unita' di
vendita costituita da un prodotto alimentare e
dall'involucro nel quale e' stato posto o avvolto negli
esercizi di vendita;
e) consumatore il consumatore finale nonche' i
ristoranti, gli ospedali, le mense ed altre collettivita'
analoghe denominate in seguito "collettivita'".
3. Non sono considerati preconfezionati i prodotti
alimentari non avvolti da alcun involucro nonche' quelli di
grossa pezzatura anche se posti in involucro protettivo,
generalmente venduti previo frazionamento; le fascette e le
legature anche se piombate, non sono considerate involucro
o imballaggio.».

Art. 2.
Finalita' dell'etichettatura dei prodotti alimentari
1. L'articolo 2 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e'
sostituito dal seguente:
«Art. 2 (Finalita' dell'etichettatura dei prodotti alimentari). -
1. L'etichettatura e le relative modalita' di realizzazione sono
destinate ad assicurare la corretta e trasparente informazione del
consumatore. Esse devono essere effettuate in modo da:
a) non indurre in errore l'acquirente sulle caratteristiche del
prodotto alimentare e precisamente sulla natura, sulla identita',
sulla qualita', sulla composizione, sulla quantita', sulla
conservazione, sull'origine o la provenienza, sul modo di
fabbricazione o di ottenimento del prodotto stesso;
b) non attribuire al prodotto alimentare effetti o proprieta' che
non possiede;
c) non suggerire che il prodotto alimentare possiede
caratteristiche particolari, quando tutti i prodotti alimentari
analoghi possiedono caratteristiche identiche;
d) non attribuire al prodotto alimentare proprieta' atte a
prevenire, curare o guarire una malattia umana ne' accennare a tali
proprieta', fatte salve le disposizioni comunitarie relative alle
acque minerali ed ai prodotti alimentari destinati ad
un'alimentazione particolare.
2. I divieti e le limitazioni di cui al comma 1 valgono anche per
la presentazione e la pubblicita' dei prodotti alimentari.».

Art. 3.
Indicazioni obbligatorie per i prodotti preconfezionati
1. All'articolo 3 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
e' aggiunto, infine, il seguente comma:
«5-bis. Con decreto del Ministro delle attivita' produttive e del
Ministro delle politiche agricole e forestali sono definite le
modalita' ed i requisiti per l'indicazione obbligatoria della
dicitura di cui al comma 1, lettera m).».


Nota all'art. 3:
- Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
vedi note all'art. 1. Il testo dell'art. 3, cosi' come
modificato dal presente decreto qui pubblicato, cosi'
recita:
«Art. 3 (Elenco delle indicazioni dei prodotti
preconfezionati). - 1. Salvo quanto disposto dagli articoli
successivi, i prodotti alimentari preconfezionati destinati
al consumatore devono riportare le seguenti indicazioni:
a) la denominazione di vendita;
b) l'elenco degli ingredienti;
c) la quantita' netta o, nel caso di prodotti
preconfezionati in quantita' unitarie costanti, la
quantita' nominale;
d) il termine minimo di conservazione o, nel caso di
prodotti molto deperibili dal punto di vista
microbiologico, la data di scadenza;
e) il nome o la ragione sociale o il marchio
depositato e la sede o del fabbricante o del confezionatore
o di un venditore stabilito nella Comunita' economica
europea;
f) la sede dello stabilimento di produzione o di
confezionamento;
g) il titolo alcolometrico volumico effettivo per le
bevande aventi un contenuto alcolico superiore a 1,2% in
volume;
h) una dicitura che consenta di identificare il lotto
di appartenenza del prodotto;
i) le modalita' di conservazione e di utilizzazione
qualora sia necessaria l'adozione di particolari
accorgimenti in funzione della natura del prodotto;
l) le istruzioni per l'uso, ove necessario;
m) il luogo di origine o di provenienza, nel caso in
cui l'omissione possa indurre in errore l'acquirente circa
l'origine o la provenienza del prodotto;
m-bis) la quantita' di taluni ingredienti o categorie
di ingredienti come previsto dall'art. 8.
2. Le indicazioni di cui al comma 1 devono essere
riportate in lingua italiana; e' consentito riportarle
anche in piu' lingue. Nel caso di menzioni che non abbiano
corrispondenti termini italiani, e' consentito riportare le
menzioni originarie.
3. Salvo quanto prescritto da norme specifiche, le
indicazioni di cui al comma 1 devono figurare sulle
confezioni o sulle etichette dei prodotti alimentari nel
momento in cui questi sono posti in vendita al consumatore.
4. Il presente decreto non pregiudica l'applicazione
delle norme metrologiche, fiscali e ambientali che
impongono ulteriori obblighi di etichettatura.
5. Per sede si intende la localita' ove e' ubicata
l'azienda o lo stabilimento.
5-bis. Con decreto del Ministro delle attivita'
produttive e del Ministro delle politiche agricole e
forestali sono definite le modalita' ed i requisiti per
l'indicazione obbligatoria della dicitura di cui al
comma 1, lettera m).».

Art. 4.
Denominazione di vendita
1. All'articolo 4 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
e' aggiunto, in fine, il seguente comma:
«5-bis. I prodotti alimentari, che hanno una denominazione di
vendita definita da norme nazionali o comunitarie devono essere
designati con la stessa denominazione anche nell'elenco degli
ingredienti dei prodotti composti nella cui preparazione sono
utilizzati, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 5, commi 6, 11
e 13. Tuttavia nella denominazione di vendita e nell'etichettatura in
generale del prodotto finito, puo' essere riportato il solo nome
generico dell'ingrediente utilizzato.».


Nota all'art. 4:
- Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
vedi note all'art. 1. Il testo dell'art. 4, cosi' come
modificato dal decreto qui pubblicato, cosi' recita:
«Art. 4 (Denominazione di vendita). - 1. La
denominazione di vendita di un prodotto alimentare e' la
denominazione prevista per tale prodotto dalle disposizioni
della Comunita' europea ad esso applicabili. In mancanza di
dette disposizioni la denominazione di vendita e' la
denominazione prevista dalle disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative dell'ordinamento italiano,
che disciplinano il prodotto stesso.
1-bis. In assenza delle disposizioni di cui al comma 1,
la denominazione di vendita e' costituita dal nome
consacrato da usi e consuetudini o da una descrizione del
prodotto alimentare e, se necessario da informazioni sulla
sua utilizzazione, in modo da consentire all'acquirente di
conoscere l'effettiva natura e di distinguerlo dai prodotti
con i quali potrebbe essere confuso.
1-ter. E' ugualmente consentito l'uso della
denominazione di vendita sotto la quale il prodotto e'
legalmente fabbricato e commercializzato nello Stato membro
di origine. Tuttavia, qualora questa non sia tale da
consentire al consumatore di conoscere l'effettiva natura
del prodotto e di distinguerlo dai prodotti con i quali
esso potrebbe essere confuso, la denominazione di vendita
deve essere accompagnata da specifiche informazioni
descrittive sulla sua natura e utilizzazione.
1-quater. La denominazione di vendita dello Stato
membro di produzione non puo' essere usata, quando il
prodotto che essa designa, dal punto di vista della
composizione o della fabbricazione, si discosta in maniera
sostanziale dal prodotto conosciuto sul mercato nazionale
con tale denominazione.
1-quinquies. Nella ipotesi di cui al comma 1-quater, il
produttore, il suo mandatario o il soggetto responsabile
dell'immissione sul mercato del prodotto, trasmette al
Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato
la documentazione tecnica ai fini dell'autorizzazione
all'uso di una diversa denominazione da concedersi di
concerto con i Ministeri della sanita' e delle politiche
agricole, entro sessanta giorni dalla presentazione della
domanda. Con lo stesso provvedimento possono essere
stabilite eventuali specifiche merceologiche, nonche'
indicazioni di utilizzazione.
2. La denominazione di vendita non puo' essere
sostituita da marchi di fabbrica o di commercio ovvero da
denominazioni di fantasia.
3. La denominazione di vendita comporta una indicazione
relativa allo stato fisico in cui si trova il prodotto
alimentare o al trattamento specifico da esso subito (ad
esempio: in polvere, concentrato, liofilizzato, surgelato,
affumicato) se l'omissione di tale indicazione puo' creare
confusione nell'acquirente.
4. La menzione del trattamento mediante radiazioni
ionizzanti e' in ogni caso obbligatoria e deve essere
realizzata con la dicitura "irradiato" ovvero "trattato con
radiazioni ionizzanti".
5. La conservazione dei prodotti dolciari alle basse
temperature, nel rispetto delle vigenti disposizioni in
materia di conservazione degli alimenti, non costituisce
trattamento ai sensi del comma 3.
5-bis. I prodotti alimentari, che hanno una
denominazione di vendita definita da norme nazionali o
comunitarie devono essere designati con la stessa
denominazione anche nell'elenco degli ingredienti dei
prodotti composti nella cui preparazione sono utilizzati,
fatto salvo quanto previsto dall'art. 5, commi 6, 11 e 13.
Tuttavia nella denominazione di vendita e
nell'etichettatura in generale del prodotto finito, puo'
essere riportato il solo nome generico dell'ingrediente
utilizzato.».

Art. 5.
Ingredienti
1. L'articolo 5, comma 10, del decreto legislativo 27 gennaio 1992,
n. 109, e' sostituito dal seguente:
«10. Le carni utilizzate come ingredienti di un prodotto alimentare
sono indicate con il nome della specie animale ed in conformita' a
quanto previsto all'allegato I.».


Nota all'art. 5:
- Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
vedi note all'art. 1. Il testo dell'art. 5, comma 10, cosi'
come modificato dal decreto qui pubblicato, cosi' recita:
«Art. 5 (Ingredienti). - 1. Per ingrediente si intende
qualsiasi sostanza, compresi gli additivi, utilizzata nella
fabbricazione o nella preparazione di un prodotto
alimentare, ancora presente nel prodotto finito, anche se
in forma modificata.
2. Gli ingredienti devono essere designati con il loro
nome specifico; tuttavia:
a) gli ingredienti, che appartengono ad una delle
categorie elencate nell'allegato I e che rientrano nella
composizione di un altro prodotto alimentare, possono
essere designati con il solo nome di tale categoria;
b) gli ingredienti, che appartengono ad una delle
categorie elencate nell'allegato II devono essere designati
con il nome della loro categoria seguito dal loro nome
specifico o dal relativo numero CEE. Qualora un ingrediente
appartenga a piu' categorie, deve essere indicata la
categoria corrispondente alla funzione principale che esso
svolge nel prodotto finito;
b-bis) la designazione "amido(i)" che figura
nell'allegato I, ovvero quella "amidi modificati" di cui
all'allegato II, deve essere completata dall'indicazione
della sua origine vegetale specifica, qualora l'amido possa
contenere glutine.
3. L'elenco degli ingredienti e' costituito dalla
enumerazione di tutti gli ingredienti del prodotto
alimentare, in ordine di peso decrescente al momento della
loro utilizzazione; esso deve essere preceduto da una
dicitura appropriata contenente la parola "ingrediente".
4. L'acqua aggiunta e gli altri ingredienti volatili
sono indicati nell'elenco in funzione del loro peso nel
prodotto finito. L'acqua aggiunta puo' non essere
menzionata ove non superi, in peso, il 5 per cento del
prodotto finito.
5. La quantita' di acqua aggiunta come ingrediente in
un prodotto alimentare e' determinata sottraendo dalla
quantita' totale del prodotto finito la quantita' degli
altri ingredienti adoperati al momento della loro
utilizzazione.
6. Nel caso di ingredienti utilizzati in forma
concentrata o disidratata e ricostituiti al momento della
fabbricazione, l'indicazione puo' avvenire nell'elenco in
base al loro peso prima della concentrazione o della
disidratazione con la denominazione originaria.
7. Nel caso di prodotti concentrati o disidratati, da
consumarsi dopo essere stati ricostituiti, gli ingredienti
possono essere elencati secondo l'ordine delle proporzioni
del prodotto ricostituito, purche' la loro elencazione sia
accompagnata da una indicazione del tipo «ingredienti del
prodotto ricostituito» ovvero «ingredienti del prodotto
pronto per il consumo».
8. Nel caso di miscuglio di frutta o di ortaggi in cui
nessun tipo di frutta o di ortaggi abbia una predominanza
di peso rilevante, gli ingredienti possono essere elencati
in altro ordine, purche' la loro elencazione sia
accompagnata da una dicitura del tipo «in proporzione
variabile».
9. Nel caso di miscuglio di spezie o di piante
aromatiche in cui nessuna delle componenti abbia una
predominanza di peso rilevante, gli ingredienti possono
essere elencati in un altro ordine, purche' la loro
elencazione sia accompagnata da una dicitura del tipo «in
proporzione variabile».
10. Le carni utilizzate come ingredienti di un prodotto
alimentare sono indicate con il nome della specie animale
ed in conformita' a quanto previsto all'allegato I.
11. Un ingrediente composto puo' figurare nell'elenco
degli ingredienti con la propria denominazione prevista da
norme specifiche o consacrata dall'uso in funzione del peso
globale, purche' sia immediatamente seguito dalla
enumerazione dei propri componenti.
12. La enumerazione di cui al comma 11 non e'
obbligatoria:
a) se l'ingrediente composto rappresenta meno del 25%
del prodotto finito;
b) se l'ingrediente composto e' un prodotto per il
quale l'elenco degli ingredienti non e' prescritto;
c) quando si tratta di ingredienti i quali, durante
il processo di fabbricazione, siano stati temporaneamente
tolti da un ingrediente composto per esservi immessi di
nuovo in un quantitativo non superiore al tenore iniziale.
13. La menzione del trattamento di cui all'articolo 4,
comma 3, non e' obbligatoria, salvo nel caso sia
espressamente prescritta da norme specifiche; l'ingrediente
sottoposto a radiazioni ionizzanti, tuttavia, deve essere
sempre accompagnato dall'indicazione del trattamento.».

Art. 6.
Designazione degli aromi
1. All'articolo 6 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
«3-bis. In deroga a quanto previsto al comma 1, il chinino e la
caffeina, utilizzati come aromi nella fabbricazione o nella
preparazione dei prodotti alimentari, devono essere indicati
nell'elenco degli ingredienti del prodotto composto con la loro
denominazione specifica, immediatamente dopo il termine "aroma".
3-ter. Nei prodotti che contengono piu' aromi tra i quali figurano
il chinino o la caffeina, l'indicazione puo' essere effettuata tra
parentesi, immediatamente dopo il termine "aromi", con la dicitura
"incluso chinino" o "inclusa caffeina".
3-quater. Quando una bevanda destinata al consumo tal quale o
previa ricostituzione del prodotto concentrato o disidratato contiene
caffeina, indipendentemente dalla fonte, in proporzione superiore a
150 mg/litro, la seguente menzione deve figurare sull'etichetta,
nello stesso campo visivo della denominazione di vendita della
bevanda: "Tenore elevato di caffeina". Tale menzione e' seguita, tra
parentesi e nel rispetto delle condizioni stabilite al comma 4
dell'articolo 14, dall'indicazione del tenore di caffeina espresso in
mg/100 ml.
3-quinquies. Le disposizioni del comma 3-quater non si applicano
alle bevande a base di caffe', di te', di estratto di caffe' o di
estratto di te', la cui denominazione di vendita contenga il termine
"caffe'" o "te'."».


Note all'art. 6:
- Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
vedi note all'art. 1. Il testo dell'art. 6, cosi' come
modificato dal decreto qui pubblicato, cosi' recita:
«Art. 46 (Designazione degli aromi). - 1. Gli aromi
sono designati con il termine di «aromi» oppure con una
indicazione piu' specifica oppure con una descrizione
dell'aroma.
2. Il termine "naturale" o qualsiasi altra espressione
avente un significato sensibilmente equivalente puo' essere
utilizzato soltanto per gli aromi la cui parte
aromatizzante contenga esclusivamente sostanze
aromatizzanti naturali e/o preparati aromatizzanti.
3. Se la indicazione dell'aroma contiene un riferimento
alla natura o all'origine vegetale o animale delle sostanze
utilizzate, il termine "naturale" o qualsiasi altra
espressione avente un significato equivalente puo' essere
utilizzato soltanto se la parte aromatizzante e' stata
isolata mediante opportuni processi fisici o enzimatici o
microbiologici oppure con processi tradizionali di
preparazione di prodotti alimentari unicamente o pressoche'
unicamente a partire dal prodotto alimentare o dalla
sorgente di aromi considerata.
3-bis. In deroga a quanto previsto al comma 1, il
chinino e la caffeina, utilizzati come aromi nella
fabbricazione o nella preparazione dei prodotti alimentari,
devono essere indicati nell'elenco degli ingredienti del
prodotto composto con la loro denominazione specifica,
immediatamente dopo il termine "aroma".
3-ter. Nei prodotti che contengono piu' aromi tra i
quali figurano il chinino o la caffeina, l'indicazione puo'
essere effettuata tra parentesi, immediatamente dopo il
termine "aromi", con la dicitura "incluso chinino" o
"inclusa caffeina".
3-quater. Quando una bevanda destinata al consumo tal
quale o previa ricostituzione del prodotto concentrato o
disidratato contiene caffeina, indipendentemente dalla
fonte, in proporzione superiore a 150 mg/litro, la seguente
menzione deve figurare sull'etichetta, nello stesso campo
visivo della denominazione di vendita della bevanda:
"Tenore elevato di caffeina". Tale menzione e' seguita, tra
parentesi e nel rispetto delle condizioni stabilite al
comma 4 dell'articolo 14, dall'indicazione del tenore di
caffeina espresso in mg/100 ml.
3-quinquies. Le disposizioni del comma 3-quater non si
applicano alle bevande a base di caffe', di te', di
estratto di caffe' o di estratto di te', la cui
denominazione di vendita contenga il termine "caffe'" o
"te'".».

Art. 7.
Q u a n t i t a'
1. Il comma 2 dell'articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio
1992, n. 109, e' sostituito dal seguente:
«2. La quantita' nominale di un preimballaggio e' quella definita
dall'articolo 2 del decreto-legge 3 luglio 1976, n. 451, convertito,
con modificazioni, dalla legge 19 agosto 1976, n. 614, dall'articolo
2 della legge 25 ottobre 1978, n. 690, e dall'articolo 2 del decreto
del Presidente della Repubblica 26 maggio 1980, n. 391.».


Note all'art. 7:
- Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
vedi note all'art. 1. Il testo dell'art. 9 cosi' come
modificato dal decreto qui pubblicato, cosi' recita:
«Art. 9 (Quantita). - 1. La quantita' netta di un
preimballaggio e' la quantita' che esso contiene al netto
della tara.
2. La quantita' nominale di un preimballaggio e' quella
definita dall'articolo 2 del decreto-legge 3 luglio 1976,
n. 451 convertito dalla legge 19 agosto 1976, n. 614,
dall'articolo 2 della legge 25 ottobre 1978, n. 690 e
dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica
26 maggio 1980, n. 391.
3. La quantita' dei prodotti alimentari preconfezionati
deve essere espressa in unita' di volume per i prodotti
liquidi ed in unita' di massa per gli altri prodotti,
utilizzando per i primi il litro (I o L), il centilitro
(cl) o il millilitro (ml) e per gli altri il chilogrammo
(kg) o il grammo (g), salvo deroghe stabilite da norme
specifiche.
4. Nel caso di imballaggio, costituito da due o piu'
preimballaggi individuali contenenti la stessa quantita'
dello stesso prodotto, l'indicazione della quantita' e'
fornita menzionando il numero totale dei preimballaggi
individuali e la quantita' nominale di ciascuno di essi.
5. Le indicazioni di cui al comma 4 non sono
obbligatorie quando il numero totale dei preimballaggi
individuali puo' essere visto chiaramente e contato
facilmente dall'esterno e la quantita' contenuta in ciascun
preimballaggio individuale puo' essere chiaramente vista
dall'esterno almeno su uno di essi.
6. Nel caso di imballaggi preconfezionati, costituiti
da due o piu' preimballaggi individuali che non sono
considerati unita' di vendita, l'indicazione della
quantita' e' fornita menzionando la quantita' totale ed il
numero totale dei preimballaggi individuali. Tuttavia, per
i prodotti da forno, quali fette biscottate, crakers,
biscotti, prodotti lievitati monodose, e per i prodotti a
base di zucchero e' sufficiente l'indicazione della
quantita' totale.
7. Se un prodotto alimentare solido e' presentato
immerso in un liquido di governo, deve essere indicata
anche la quantita' di prodotto sgocciolato; per liquido di
governo si intendono i seguenti prodotti, eventualmente
mescolati anche quando si presentano congelati o surgelati,
purche' il liquido sia soltanto accessorio rispetto agli
elementi essenziali della preparazione alimentare e non
sia, pertanto, decisivo per l'acquisto:
a) acqua, soluzioni acquose di sale, salamoia;
b) soluzioni acquose di acidi alimentari, aceto;
c) soluzioni acquose di zuccheri, soluzioni acquose
di altre sostanze o materie edulcoranti;
d) succhi di frutta e di ortaggi nel caso delle
conserve di frutta e di ortaggi.
8. L'indicazione della quantita' non e' obbligatoria:
a) per i prodotti generalmente venduti a pezzo o a
collo; qualora contenuti in un imballaggio globale, il
numero de pezzi deve essere chiaramente visto dall'esterno
e facilmente contato ovvero indicato sull'imballaggio
stesso;
b) per i prodotti dolciari la cui quantita' non sia
superiore a 30 g;
c) per i prodotti la cui quantita' sia inferiore a
5 g o 5 ml, salvo per le spezie e le piante aromatiche.
9. I prodotti soggetti a notevoli cali di massa o di
volume devono essere pesati alla presenza dell'acquirente
ovvero riportare l'indicazione della quantita' netta al
momento in cui sono esposti per la vendita al consumatore.
10. La quantita' di prodotti alimentari, per i quali
sono previste gamme di quantita' a volume, puo' essere
espressa utilizzando il solo volume.

Art. 8.
Termine minimo di conservazione
1. L'articolo 10 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
e' sostituito dal seguente:
«Art. 10. (Termine minimo di conservazione). - 1. Il termine minimo
di conservazione e' la data fino alla quale il prodotto alimentare
conserva le sue proprieta' specifiche in adeguate condizioni di
conservazione; esso va indicato con la dicitura "da consumarsi
preferibilmente entro" quando la data contiene l'indicazione del
giorno o con la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro la
fine" negli altri casi, seguita dalla data oppure dalla indicazione
del punto della confezione in cui essa figura.
2. Il termine minimo di conservazione, che non si applica ai
prodotti di cui all'articolo 10-bis, e' determinato dal produttore o
dal confezionatore o, nel caso di prodotti importati, dal primo
venditore stabilito nell'Unione europea, ed e' apposto sotto la loro
diretta responsabilita'.
3. Il termine minimo di conservazione si compone dell'indicazione
in chiaro e nell'ordine, del giorno, del mese e dell'anno e puo'
essere espresso:
a) con l'indicazione del giorno e del mese per i prodotti
alimentari conservabili per meno di tre mesi;
b) con l'indicazione del mese e dell'anno per i prodotti
alimentari conservabili per piu' di tre mesi ma per meno di diciotto
mesi;
c) con la sola indicazione dell'anno per i prodotti alimentari
conservabili per piu' di diciotto mesi.
4. Qualora sia necessario adottare, in funzione della natura del
prodotto, particolari accorgimenti per garantire la conservazione del
prodotto stesso sino al termine di cui al comma 1 ovvero nei casi in
cui tali accorgimenti siano espressamente richiesti da norme
specifiche, le indicazioni di cui al comma 1 completano
l'enunciazione delle condizioni di conservazione.
5. L'indicazione del termine minimo di conservazione non e'
richiesta per:
a) gli ortofrutticoli freschi, comprese le patate, che non siano
stati sbucciati o tagliati o che non abbiano subito trattamenti
analoghi; tale deroga non si applica ai semi germinali e prodotti
analoghi quali i germogli di leguminose;
b) i vini, i vini liquorosi, i vini spumanti, i vini frizzanti, i
vini aromatizzati e le bevande ottenute da frutti diversi dall'uva
nonche' delle bevande dei codici NC 2206 00 91, 2206 00 93, 2206 00
99, ottenute da uva o mosto d'uva;
c) le bevande con contenuto alcolico pari o superiore al 10% in
volume;
d) le bevande analcoliche, i succhi ed i nettari di frutta, le
bevande alcolizzate poste in recipienti individuali di capacita'
superiore a 5 litri destinati alle collettivita';
e) i prodotti della panetteria e della pasticceria che, per loro
natura, sono normalmente consumati entro le 24 ore successive alla
fabbricazione;
f) gli aceti;
g) il sale da cucina;
h) gli zuccheri allo stato solido;
i) i prodotti di confetteria consistenti quasi unicamente in
zuccheri e/o edulcoranti, aromi e coloranti quali caramelle e
pastigliaggi;
l) le gomme da masticare e prodotti analoghi;
m) i gelati monodose.».

Art. 9.
Data di scadenza
1. Dopo l'articolo 10 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n.
109, e' inserito il seguente:
«Art. 10-bis (Data di scadenza). - 1. Sui prodotti preconfezionati
rapidamente deperibili dal punto di vista microbiologico e che
possono costituire, dopo breve tempo, un pericolo per la salute
umana, il termine minimo di conservazione e' sostituito dalla data di
scadenza; essa deve essere preceduta dalla dicitura "da consumarsi
entro" seguita dalla data stessa o dalla menzione del punto della
confezione in cui figura.
2. La data di scadenza comprende, nell'ordine ed in forma chiara,
il giorno, il mese ed eventualmente l'anno e comporta la enunciazione
delle condizioni di conservazione, e, qualora prescritto, un
riferimento alla temperatura in funzione della quale e' stato
determinato il periodo di validita'.
3. Per i prodotti lattieri freschi, per i formaggi freschi, per la
pasta fresca, nonche' per le carni fresche ed i prodotti della pesca
e dell'acquacoltura freschi, la data di scadenza puo' essere
determinata con decreti dei Ministri delle attivita' produttive,
delle politiche agricole e forestali e della salute, sulla base della
evoluzione tecnologica e scientifica.
4. Per il latte, escluso il latte UHT e sterilizzato a lunga
conservazione, la data di scadenza e' determinata con decreto dei
Ministri delle attivita' produttive, delle politiche agricole e
forestali e della salute, sulla base della evoluzione tecnologica e
scientifica. Con l'entrata in vigore del presente decreto cessa di
avere efficacia ogni diversa disposizione relativa alla durabilita'
del latte.
5. E' vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di
scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla
confezione.».

Art. 10.
Sede dello stabilimento
1. Il comma 1 dell'articolo 11 del decreto legislativo 27 gennaio
1992, n. 109, e' sostituito dal seguente:
«1. L'indicazione della sede dello stabilimento di fabbricazione o
di confezionamento, di cui all'articolo 3, comma 1, lettera f), puo'
essere omessa nel caso di:
a) stabilimento ubicato nello stesso luogo della sede gia'
indicata in etichetta, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera e);
b) prodotti preconfezionati provenienti da altri Paesi per la
vendita tal quali in Italia;
c) prodotti preconfezionati che riportano la bollatura
sanitaria.».


Note all'art. 10:
- Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
vedi note all'art. 1. Il testo dell'art. 11, cosi' come
modificato dal decreto qui pubblicato, cosi' recita:
«Art. 11 (Sede dello stabilimento). - 1. L'indicazione
della sede dello stabilimento di fabbricazione o di
confezionainento, di cui all'articolo 3, comma 1, lettera
f, puo' essere omessa nel caso di:
a) stalilimento ubicato nello stesso luogo della sede
gia' indicata in etichetta, ai sensi dell'articolo 3, comma
1, lettera e);
b) prodotti preconfezionati provenienti da altri
Paesi per la vendita tal quali in Italia;
c) prodotti preconfezionati che riportano la
bollatura sanitaria.
2. Nel caso in cui l'impresa disponga di piu'
stabilimenti, e' consentito indicare sull'etichetta tutti
gli stabilimenti purche' quello effettivo venga evidenziato
mediante punzonatura o altro segno.
3. Nel caso di impresa che provveda alla distribuzione
o alla vendita dei prodotti, sulle cui confezioni non sia
indicato il nome o la ragione sociale o il marchio
depositato e la sede del fabbricante o del confezionatore,
la sede dello stabilimento deve essere completata
dall'indirizzo ovvero, in mancanza, da una indicazione che
ne agevoli la localizzazione.».

Art. 11.
Lotto dei prodotti
1. All'articolo 13, comma 7, del decreto legislativo 27 gennaio
1992, n. 109, le parole: «con la menzione del giorno, del mese e
dell'anno» sono sostituite dalle seguenti: «con la menzione almeno
del giorno e del mese».


Note all'art. 11:
- Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
vedi note all'art. 1. Il testo dell'art. 13, cosi' come
modificato dal decreto qui pubblicato, cosi' recita:
«Art. 13 (Lotto). - 1. Per lotto si intende un insieme
di unita' di vendita di una derrata alimentare, prodotte,
fabbricate o confezionate in circostanze praticamente
identiche.
2. I prodotti alimentari non possono essere posti in
vendita qualora non riportino l'indicazione del lotto di
appartenenza.
3. Il lotto e' determinato dal produttore o dal
confezionatore del prodotto alimentare o dal primo
venditore stabilito nella Comunita' economica europea ed e'
apposto sotto la propria responsabilita'; esso figura in
ogni caso in modo da essere facilmente visibile,
chiaramente leggibile ed indelebile ed e' preceduto dalla
lettera «L», salvo nel caso in cui sia riportato in modo da
essere distinto dalle altre indicazioni di etichettatura.
4. Per i prodotti alimentari preconfezionati
l'indicazione del lotto figura sull'imballaggio
preconfezionato o su un'etichetta appostavi.
5. Per i prodotti alimentari non preconfezionati
l'indicazione del lotto figura sull'imballaggio o sul
recipiente o, in mancanza, sui relativi documenti
commerciali di vendita.
6. L'indicazione del lotto non e' richiesta:
a) quando il termine minimo di conservazione o la
data di scadenza figurano con la menzione almeno del giorno
e del mese;
b) per i gelati monodose, venduti tal quali, e sempre
che essa figuri sull'imballaggio globale;
c) per i prodotti agricoli che, all'uscita
dall'azienda agricola, sono:
1) venduti o consegnati a centri di deposito, di
condizionamento o di imballaggio;
2) avviati verso organizzazioni di produttori o
3) raccolti per essere immediatamente integrati in
un sistema operativo di preparazione o trasformazione;
d) per i prodotti alimentari preincartati nonche' per
i prodotti alimentari venduti nei luoghi di produzione o di
vendita al consumatore finale non preconfezionati ovvero
confezionati su richiesta dell'acquirente ovvero
preconfezionati ai fini della loro vendita immediata;
e) per le confezioni ed i recipienti il cui lato piu'
grande abbia una superficie inferiore a 10 cm2.
7. Sono considerate indicazioni del lotto eventuali
altre date qualora espresse con la menzione almeno del
giorno e del mese nonche' la menzione di cui all'articolo 7
del decreto del Presidente della Repubblica 26 maggio 1980,
n. 391, qualora conforme al disposto del comma 1.
8. Ai fini dei controlli sull'applicazione delle norme
comunitarie, il Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato puo' con proprio decreto stabilire le
modalita' di indicazione del lotto per taluni prodotti
alimentari o categorie di prodotti alimentari.».

Art. 12.
Imballaggi globali
1. All'articolo 14 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
e' aggiunto, in fine, il seguente comma:
«7-bis. Gli imballaggi di qualsiasi specie, destinati al
consumatore, contenenti prodotti preconfezionati, possono non
riportare le indicazioni prescritte all'articolo 3, purche' esse
figurino sulle confezioni dei prodotti alimentari contenuti; qualora
dette indicazioni non siano verificabili, sull'imballaggio devono
figurare almeno la denominazione dei singoli prodotti contenuti e il
termine minimo di conservazione o la data di scadenza del prodotto
avente la durabilita' piu' breve.».


Note all'art. 12:
- Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
vedi note all'art. 1. Il testo dell'art. 14, cosi' come
modificato dal decreto qui pubblicato, cosi' recita:
«Art. 14 (Modalita' di indicazione delle menzioni
obbligatorie dei prodotti preconfezionati). - 1. La
denominazione di vendita, la quantita', il termine minimo
di conservazione o la data di scadenza nonche' il titolo
alcolometrico volumico effettivo devono figurare nello
stesso campo visivo.
2. L'obbligo di cui al comma 1 non si applica fino al
30 giugno 1999 per le bottiglie di vetro destinate ad
essere riutilizzate e sulle quali e' impressa in modo
indelebile una delle indicazioni riportate al comma 1.
3. Nel caso delle bottiglie di vetro destinate ad
essere riutilizzate e sulle quali e' riportata in modo
indelebile una dicitura e, pertanto, non recano ne'
etichetta ne' anello ne' fascetta nonche' nel caso degli
imballaggi o dei recipienti la cui superficie piana piu'
grande e' inferiore a 10 cm2 sono obbligatorie solo le
seguenti indicazioni: la denominazione di vendita, la
quantita' e la data; in tale caso non si applica la
disposizione di cui al comma 1.
4. Le indicazioni di cui all'articolo 3 devono figurare
sull'imballaggio preconfezionato o su un'etichetta
appostavi o legata al medesimo o su anelli, fascette,
dispositivi di chiusura e devono essere menzionate in un
punto evidente in modo da essere facilmente visibili,
chiaramente leggibili ed indelebili; esse non devono in
alcun modo essere dissimulate o deformate.
5. Per i prodotti alimentari preconfezionati destinati
al consumatore ma commercializzati in una fase precedente
alla vendita al consumatore stesso, le indicazioni di cui
all'articolo 3 possono figurare soltanto su un documento
commerciale relativo a detti prodotti, se e' garantito che
tale documento sia unito ai prodotti cui si riferisce al
momento della consegna oppure sia stato inviato prima della
consegna o contemporaneamente a questa, fatto salvo quanto
previsto al comma 7.
6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano anche
ai prodotti alimentari preconfezionati destinati alle
collettivita' per esservi preparati o trasformati o
frazionati o somministrati.
7. Nel caso in cui le indicazioni di cui all'articolo 3
figurino, ai sensi dei commi 5 e 6, sui documenti
commerciali, le indicazioni di cui all'articolo 3, comma 1,
lettere a), d) ed e) devono figurare anche sull'imballaggio
globale in cui i prodotti alimentari sono posti per la
commercializzazione.
7-bis. Gli imballaggi di qualsiasi specie, destinati al
consumatore, contenenti prodotti preconfezionati, possono
non riportare le indicazioni prescritte all'articolo 3,
purche' esse figurino sulle confezioni dei prodotti
alimentari contenuti; qualora dette indicazioni non siano
verificabili, sull'imballaggio devono figurare almeno la
denominazione dei singoli prodotti contenuti e il termine
minimo di conservazione o la data di scadenza del prodotto
avente la durabilita' piu' breve».

Art. 13.
Prodotti sfusi
1. L'articolo 16 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
e' sostituito dal seguente:
«Art. 16 (Vendita dei prodotti sfusi). - 1. I prodotti alimentari
non preconfezionati o generalmente venduti previo frazionamento,
anche se originariamente preconfezionati, i prodotti confezionati sui
luoghi di vendita a richiesta dell'acquirente ed i prodotti
preconfezionati ai fini della vendita immediata, devono essere muniti
di apposito cartello, applicato ai recipienti che li contengono
oppure applicato nei comparti in cui sono esposti.
2. Sul cartello devono essere riportate:
a) la denominazione di vendita;
b) l'elenco degli ingredienti salvo i casi di esenzione;
c) le modalita' di conservazione per i prodotti alimentari
rapidamente deperibili, ove necessario;
d) la data di scadenza per le paste fresche e le paste fresche
con ripieno di cui al decreto del Presidente della Repubblica
9 febbraio 2001, n. 187;
e) il titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande con
contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume;
f) la percentuale di glassatura, considerata tara, per i prodotti
congelati glassati.
3. Per i prodotti della gelateria, della pasticceria, della
panetteria e della gastronomia, ivi comprese le preparazioni
alimentari, l'elenco degli ingredienti puo' essere riportato su un
unico e apposito cartello tenuto ben in vista oppure, per singoli
prodotti, su apposito registro o altro sistema equivalente da tenere
bene in vista, a disposizione dell'acquirente, in prossimita' dei
banchi di esposizione dei prodotti stessi.
4. Per le bevande vendute mediante spillatura il cartello di cui al
comma 1 puo' essere applicato direttamente sull'impianto o a fianco
dello stesso.
5. Le acque idonee al consumo umano non preconfezionate,
somministrate nelle collettivita' ed in altri esercizi pubblici,
devono riportare, ove trattate, la specifica denominazione di vendita
"acqua potabile trattata o acqua potabile trattata e gassata" se e'
stata addizionata di anidride carbonica.
6. I prodotti dolciari preconfezionati, ma destinati ad essere
venduti a pezzo o alla rinfusa, generalmente destinati al consumo
subito dopo l'acquisto, possono riportare le indicazioni di cui al
comma 2 solamente sul cartello o sul contenitore, purche' in modo da
essere facilmente visibili e leggibili dall'acquirente.
7. Sui prodotti di cui al comma 1, nelle fasi precedenti la vendita
al consumatore, devono essere riportate le menzioni di cui
all'articolo 3, comma 1, lettere a), b), e) ed h); tali menzioni
possono essere riportate soltanto su un documento commerciale
relativo a detti prodotti, se e' garantito che tale documento sia
unito ai prodotti cui si riferisce al momento della consegna oppure
sia stato inviato prima della consegna o contemporaneamente a
questa.».

Art. 14.
Formaggi freschi a pasta filata
1. Il comma 3 dell'articolo 1 del decreto-legge 11 aprile 1986, n.
98, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 giugno 1986, n.
252, sostituito dall'articolo 23 del decreto legislativo 27 gennaio
1992, n. 109, e' sostituito dal seguente:
«3. Ai formaggi freschi a pasta filata si applicano le disposizioni
del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, con la precisazione
che, in relazione al tipo di preconfezione realizzata, detti prodotti
possono riportare:
a) l'indicazione della quantita' del solo prodotto sgocciolato se
posto in liquido di governo; oppure
b) della quantita' nominale se preconfezionati a gamma unitaria
costante; oppure
c) nessuna indicazione di quantita' se preconfezionati a gamma
unitaria variabile e pesati su richiesta e alla presenza
dell'acquirente.».


Note all'art. 14:
- Il decreto-legge 11 aprile 1986, n. 98, reca:
«Differimento del termine fissato dall'art. 4, comma 1,
della legge 8 agosto 1985, n. 430, per l'applicazione della
legge 18 giugno 1985, n. 321, recante norme per il
confezionamento dei formaggi freschi a pasta filata.». Il
testo dell'art. 1 cosi' come modificato dal decreto qui
pubblicato, cosi' recita:
«Art. 1. - I formaggi freschi a pasta filata, quali
fiordilatte, mozzarelle ed analoghi, possono essere posti
in vendita solo se appositamente preconfezionati
all'origine.
2. I formaggi freschi a pasta filata possono essere
venduti nei caseifici di produzione preincartati.
3. Ai formaggi freschi a pasta filata si applicano le
disposizioni del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n.
109, con la precisazione che, in relazione al tipo di
preconfezione realizzata, detti prodotti possono riportare:
a) l'indicazione della quantita' del solo prodotto
sgocciolato se posto in liquido di governo; oppure
b) della quantita' nominale se preconfezionati a
gamma unitaria costante; oppure
c) nessuna indicazione di quantita' se
preconfezionati a gamma unitaria variabile e pesati su
richiesta e alla presenza dell'acquirente.».

                              Art. 15.
                      Designazione delle carni
  1. All'allegato 1  del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
e' aggiunto il seguente prodotto:

=====================================================================
                      Definizione                       |Designazione
=====================================================================
I muscoli scheletrici delle specie di mammiferi e di    |
uccelli riconosciute idonee al consumo umano con i      |
tessuti che vi sono contenuti o vi aderiscono, per i    |
quali il tenore totale di grasso e di tessuto connettivo|
non supera i valori di seguito indicati e quando la     |
carne costituisce ingrediente di un altro prodotto      |
alimentare.                                             |
---------------------------------------------------------------------
Carne (i) seguita (e) dal nome della (e) specie animale |
(i) da cui proviene (provengono) o dal qualificativo    |
relativo alla specie.                                   |

  1. I limiti massimi di grasso e di tessuto connettivo sono indicati
nella tabella seguente:

=====================================================================
          Specie animale           |Grasso (%)|Tessuto connettivo (%)
=====================================================================
Mammiferi, esclusi conigli e suini,|          |
miscugli di specie con predominanza|          |
di mammiferi                       |25        |25
---------------------------------------------------------------------
Suini                              |30        |25
---------------------------------------------------------------------
Volatili e conigli                 |15        |10

2. Se tali limiti di grasso o di tessuto connettivo o di entrambi
sono superati e tutti gli altri criteri della definizione di carne
sono rispettati, il tenore di "carne di" deve essere conseguentemente
ridotto e la lista degli ingredienti deve contenere, oltre alla
dicitura "carne di", l'indicazione del grasso o del tessuto
connettivo o di entrambi. Il tessuto connettivo, qualora coincide col
nome specifico della parte anatomica che lo apporta, puo' essere
designato con tale nome.
3. Il tenore di tessuto connettivo si calcola facendo il rapporto
fra i tenori di collagene e di proteine di carne. Il tenore di
collagene e' pari ad 8 volte il tenore di idrossiprolina.
4. Le percentuali di grasso e di connettivo si applicano sia nella
designazione delle carni nella lista degli ingredienti dei prodotti
alimentari sia per la determinazione della percentuale di cui
all'articolo 8.
5. Le "carni meccanicamente separate" sono escluse dalla
definizione di "carne" di cui al comma 1 e devono essere designate
come tali seguite dal nome della specie animale.
6. Il diaframma ed i masseteri fanno parte dei muscoli scheletrici;
ne sono esclusi il cuore, la lingua, i muscoli della testa diversi
dai masseteri, del carpo, del tarso e della coda.
7. Nel caso di utilizzazione di una miscela di carni di specie
diverse, le percentuali di grasso e di connettivo sono proporzionali
alle relative quantita'.».


Note all'art. 15:
- Per il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
vedi note all'art. 1. Il testo dell'allegato 1, cosi' come
modificato dal decreto qui pubblicato, cosi' recita:

Allegato 1

CATEGORIA  DI  INGREDIENTI  PER I QUALI L'INDICAZIONE DELLA CATEGORIA
              PUO' SOSTITUIRE QUELLA DEL NOME SPECIFICO

=====================================================================
           DEFINIZIONE            |           DESIGNAZIONE
=====================================================================
                                  |{Olio}, completata dal
                                  |qualificativo {vegetale} o
                                  |{animale}, a seconda dei casi
                                  |ovvero dalla indicazione
Oli raffinati diversi dall'olio   |dell'origine specifica vegetale o
d'oliva                           |animale
---------------------------------------------------------------------
                                  |L'aggettivo {idrogenato} deve
                                  |accompagnare la menzione di un
                                  |olio idrogenato
---------------------------------------------------------------------
                                  |{Grasso} o {materia grassa},
                                  |completata dal qualificativo
                                  |{vegetale} o {animale}, a seconda
                                  |dei casi ovvero dalla indicazione
                                  |della origine specifica vegetale o
Grassi raffinati                  |animale
---------------------------------------------------------------------
                                  |L'aggettivo {idrogenato} deve
                                  |accompagnare la menzione di un
                                  |grasso idrogenato
---------------------------------------------------------------------
                                  |{Farina} seguita dalla
                                  |enumerazione delle specie di
Miscele di farine provenienti da  |cereali da cui provengono, in
due o piu' specie di cereali      |ordine decrescente di peso
---------------------------------------------------------------------
Amidi e fecole naturali, amidi e  |
fecole modificati per via fisica o|
enzimatica                        |{Amido (i) / fecola (e)}
---------------------------------------------------------------------
Qualsiasi specie di pesce quando  |
il pesce costituisce un           |
ingrediente di un altro prodotto  |
alimentare, purche' la            |
denominazione e la presentazione  |
non facciano riferimento ad una   |
precisa specie di pesce           |{Pesce (i)}
---------------------------------------------------------------------
Qualsiasi specie di formaggio     |
quando il formaggio o miscela di  |
formaggi costituisce un           |
ingrediente di un altro prodotto  |
alimentare, purche' la            |
denominazione e la presentazione  |
di quest'ultimo non facciano      |
riferimento ad una precisa specie |
di formaggio                      |{Formaggio (i)}
---------------------------------------------------------------------
Tutte le spezie che non superino  |
il 2% in peso del prodotto        |{Spezia (e) o miscela di spezie}
---------------------------------------------------------------------
Tutte le piante o parti di piante |
aromatiche che non superino il 2% |{Pianta (e) aromatica (che) o
in peso del prodotto              |miscela di piante aromatiche}
---------------------------------------------------------------------
Qualsiasi preparazione di gomma   |
utilizzata nella fabbricazione    |
della gomma base per le gomme da  |
masticare                         |{Gomma base}
---------------------------------------------------------------------
Pangrattato di qualsiasi origine  |{Pangrattato}
---------------------------------------------------------------------
Qualsiasi categoria di saccarosio |{Zucchero}
---------------------------------------------------------------------
Destrosio anidro o monoidrato     |{Destrosio}
---------------------------------------------------------------------
Sciroppo di glucosio e sciroppo di|
glucosio disidratato              |{Sciroppo di glucosio}
---------------------------------------------------------------------
Tutte le proteine del latte       |
(caseine caseinati, proteine del  |
siero di latte) e loro miscele    |{Proteine del latte}
---------------------------------------------------------------------
Burro di cacao di pressione di    |
torsione o raffinato              |{Burro di cacao}
---------------------------------------------------------------------
Tutta la frutta candita che non   |
superi il 10% in peso del prodotto|{Frutta candita}
---------------------------------------------------------------------
Miscele di ortaggi che non        |
superino il 10% in peso del       |
prodotto                          |{Ortaggi}
---------------------------------------------------------------------
Tutti i tipi di vino quali        |
definiti nel regolamento 822/87/CE|
del Consiglio                     |{Vino}

I muscoli scheletrici delle specie|
di mammiferi e di uccelli         |
riconosciute idonee al consumo    |
umano con i tessuti che vi sono   |
contenuti o vi aderiscono, per i  |
quali il tenore totale di grasso e|
di tessuto connettivo non supera i|
valori di seguito indicati e      |Carne (i) seguita (e) dal nome
quando la carne costituisce       |della (e) specie animale (i) da
ingrediente di un altro prodotto  |cui proviene (provengono) o dal
alimentare                        |qualificativo relativo alla specie

    1. I  limiti  massimi  di  grasso  e  di  tessuto connettivo sono
indicati nella tabella seguente:

=====================================================================
            SPECIE ANIMALE             |GRASSO %|TESSUTO CONNETTIVO %
=====================================================================
Mammiferi, esclusi conigli e suini,    |        |
miscugli di specie con predominanza di |        |
mammiferi                              |25      |25
---------------------------------------------------------------------
Suini                                  |30      |25
---------------------------------------------------------------------
Volatili e conigli                     |15      |10

2. Se tali limiti di grasso o di tessuto connettivo o di entrambi
sono superati e tutti gli altri criteri della definizione di carne
sono rispettati, il tenore di «carne di» deve essere conseguentemente
ridotto e la lista degli ingredienti deve contenere, oltre alla
dicitura «carne di», l'indicazione del grasso o del tessuto
connettivo o di entrambi. Il tessuto connettivo, qualora coincide col
nome specifico della parte anatomica che lo apporta, puo' essere
designato con tale nome.
3. Il tenore di tessuto connettivo si calcola facendo il rapporto
fra i tenori di collagene e di proteine di carne. Il tenore di
collagene e' pari ad 8 volte il tenore di idrossiprolina.
4. Le percentuali di grasso e di connettivo si applicano sia
nella designazione delle carni nella lista degli ingredienti dei
prodotti alimentari sia per la determinazione della percentuale di
cui all'articolo 8.
5. Le «carni meccanicamente separate» sono escluse dalla
definizione di «carne» di cui al comma 1 e devono essere designate
come tali seguite dal nome della specie animale.
6. Il diaframma ed i masseteri fanno pirte dei muscoli
scheletrici; ne sono esclusi il cuore, la lingua, i muscoli della
testa diversi dai masseteri, del carpo, del tarso e della coda.
7. Nel caso di utilizzazione di una miscela di carni di specie
diverse, le percentuali di grasso e di connettivo sono proporzionali
alle relative quantita'.».

Art. 16.
Sanzioni
1. L'articolo 18 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
e' sostituito dal seguente:
«Art. 18. (Sanzioni). - 1. La violazione delle disposizioni
dell'articolo 2 e' punita con la sanzione amministrativa pecuniaria
da euro tremilacinquecento a euro diciottomila.
2. La violazione delle disposizioni degli articoli 3, 10-bis e 14
e' punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro
milleseicento a euro novemilacinquecento.
3. La violazione delle disposizioni degli articoli 4, 5, 6, 8, 9,
10, 11, 12, 13, 15, 16 e 17 e' punita con la sanzione amministrativa
pecuniaria da euro seicento a euro tremilacinquecento.
4. La competenza in materia di applicazione delle sanzioni
amministrative pecuniarie spetta alle regioni ed alle province
autonome di Trento e di Bolzano competenti per territorio.».

Art. 17.
Norme transitorie
1. E' consentita la vendita dei prodotti alimentari, confezionati
fino al 30 giugno 2003, o fino al 30 giugno 2004 per i prodotti di
cui all'articolo 6, con etichette non conformi alle disposizioni del
presente decreto.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi' 23 giugno 2003

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Buttiglione, Ministro per le politiche
comunitarie
Marzano, Ministro delle attivita'
produttive
Alemanno, Ministro delle politiche
agricole e forestali
Sirchia, Ministro della salute
Frattini, Ministro degli affari esteri
Castelli, Ministro della giustizia
Tremonti, Ministro dell'e-conomia e
delle finanze
La Loggia, Ministro per gli affari
regionali

Visto, il Guardasigilli: Castelli

 


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

 
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